| realismo fantastico > fughe psichiche | 1024x768 | 800x600 | INFO |
Per spiegare il progetto stilisitico e la visione del mondo di Giorgio Finamore, si può ora parlare del primo tipo di raffigurazione della realtà nelle sue opere, ovvero la fuga psichica e la perturbanza dell'io. Ci troviamo di fronte ad un'analisi precisa sull'atto stesso del "vedere" e del "vedere oltre", ovvero tentare di andare oltre la percezione superficiale delle cose, per sperimentare uno sguardo diverso che vede in profondità. Percepire universi chiusi, serrati, eppure infiniti, rappresenta un tentativo di evasione dall'alienazione e dall'omologazione che già prima di nascere portiamo dentro di noi. Cercare di fuggire, esclusivamente attraverso l'uso della nostra mente, significa evitare che la creatura mostruosa (la nostra parte non umana) prenda il sopravvento. Il tema della fuga è evidenziato da un particolare fondamentale di questa poetica, ovvero il "labirinto", il modello che ci permette di semplificare al massimo la complessità di significati che confluiscono e quasi si confondono in una sola figura spaziale. Dal fulcro meccanico del cervello fino allo scorrere del pensiero, rappresentato da un complesso intricarsi di numerose tubature elettriche, le azioni vengono ripetute come il movimento sempre uguale della figura geometrica del labirinto, senza che il soggetto se ne renda conto. La follia dello smarrimento porta all'incapacità di comprendere quanto stia esattamente accadendo. I soggetti di questi lavori si ritrovano quindi imprigionati in un groviglio di circuiti neuronali, vivono all'interno di un labirinto che sfugge alla loro comprensione, in un mondo fatto di menzogne, inganni, false rappresentazioni. Essi sono spesso costretti a sbarrare lo sguardo; la loro espressione è incerta, enigmatica, in stato di trance permanente e tutto quello che si dispiega di fronte ai loro occhi ha le caratteristiche di un sogno o di un'allucinazione. Con il ripetersi di figure sonnambulesche, rappresentazione dell'individuo svuotato della propria personalità e che sperimenta la frustrazione dell'incompiuto, Giorgio Finamore dipinge il grande vuoto della follia dell'uomo.