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UNKNOWN
(1993) di Giorgio Finamore
Recensione di Rinaldo Cannata, e-mail rinaldo@iaciners.org
Giorgio Finamore: "Mi piaceva già allora, in verità
assai mi inquietava, l'idea dell'uomo trasformato, deformato, piegato
in un essere strisciante dall'oscuro potere del male". Dalle
parole dell'autore del corto si evince tutta la passione con cui ha
realizzato il suo primo lavoro, datato 1993; nel 1999 darà
alla luce "L'ultima erezione" e due anni più tardi
"(R)Evolution" (purtroppo a tutt'ora l'ultimo). Prima di
vederlo non credevo fosse possibile che 14 secondi (lordi, non netti:
compresi i titoli di testa e quelli di coda) bastassero perché
si potesse scriverne una recensione; con questo voglio dire che Giorgio
Finamore è riuscito a condensare, col raro dono dell'essenzialità,
"l'idea dell'uomo trasformato", reso mostruoso dall'invincibile
avanzata del Male, un tumore maligno dello spirito che depone il proprio
fardello orrorifico sul cuore di certe persone che nascono normali
come tutti noi ma che poi la crescita le piega alla volontà
avente il volto oscuro della malvagità. "Unknown",
infatti, inizia mostrandoci il profilo di un uomo che potrebbe benissimo
essere un prete amato dalla propria comunità parrocchiale,
per poi proseguire col svelarci che in realtà la sua vera natura
(maturata col tempo in una mela marcia) è quella di un violentatore
che non esiterebbe a deturpare la purezza anche dei chierichetti.
Quella trasformazione mi ha fatto venire in mente Adolf Hitler, da
mediocre studente (l'"angelico" profilo del film) ad artefice
di uno dei più compiuti stati totalitari che la storia del
XX secolo abbia conosciuto (il satanico profilo dell'opera di Finamore).
Tra i film che mi sono visto, invece, "Unknown" mi ha fatto
venir in mente, in maniera prepotente, "L'esorcista" (di
William Friedkin, 1973), dove la dodicenne Regan MacNeil si trasforma
in un essere angosciante per mano di Belzebù. Le noti dolenti
le suonano la mancanza di un minimo di commento musicale (qualcosa
di simile, come atmosfera, al tema portante della colonna sonora di
"Terminator 2" avrebbe giovato) e il non avere chiuso il
cerchio. Mi spiego meglio: il nostro chiude il corto con la disgregazione
del Male, passaggio essenziale perché Satana possa assumere
l'identità di un altro individuo (per esempio Osama Bin Laden)
alla morte dell'ospite (ad esempio Adolf Hitler) che fino ad allora
gli aveva permesso di affliggere l'intera umanità, ma non apre
le danze con la stessa materia informe che piano piano dà consistenza
a quel futuro serbatoio di fiamme infernali. Nonostante siano passati
14 anni dalla sua realizzazione, e nonostante quei due difetti, "Unknown"
è un'opera attualissima, e lo sarà per sempre. Prima
Adolf Hitler, ora Osama Bin Laden; quale sconosciuta forma assumerà
il Male di domani? E se il Male ci fa così paura perché
abbiamo il terrore che sia anche dentro di noi? Non vi resta che scaricarvi
il file dalla sezione "Video" del sito di Giorgio Finamore,
utile tentativo di trovare le risposte giuste alle domande che ci
angosciano. Buona visione a tutti!
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L'ULTIMA EREZIONE - Porno sogno terminale di un Casanova
esaurito
(1999) di Giorgio Finamore
Recensione di Rinaldo Cannata, e-mail rinaldo@iaciners.org
Giorgio Finamore nel suo corto ci racconta
la storia di un casanova (non necessariamente dobbiamo intendere
Giovanni Giacomo Casanova, il famoso avventuriero veneziano nato
nel 1725 e morto nel 1798: praticamente ogni uomo prima o poi farà
la stessa fine grazie alla partecipazione straordinaria della
vecchiaia, anticamera della morte che porta in dono alle nuove
generazione i nostri resti prima in pezzi e poi in polvere) i cui
sensi sono inesorabilmente sul viale del tramonto, dopo che ha
dedicato la vita a respirare aria e donne, a bere acqua e donne, a
mangiare pane e donne. Lo sguardo del regista veneziano entra
nella stanza in cui un ex libertino scrive le proprie memorie,
quando entra una procace cameriera che, chinandosi verso il fuoco
del camino (simboleggiante l'ardore della passione), gli fa
ricordare i tempi in cui quel fuoco brindava con le sue vene. Ad
occhi aperti sogna di ritornare giovane e di mettere in pratica
con lei il Kamasutra; ma quando torna alla realtà, la
delusione di vedere la dolce donzella così distante che
sembra lontana un anno luce gli fa letteralmente cascare il pene.
La pena è così forte che ne rimane schiacciato,
tanto opprime la morte del desiderio, parola questa sinonimo di
vita. "Mi interessavano molto gli sguardi, quindi ho puntato
molto sull'espressività degli occhi": Giorgio Finamore
ci evidenzia il pregio maggiore della sua opera, l'essere riuscito
a rappresentare, nei pochi minuti a disposizione (non certo per
mancanza di idee, ma per problemi di tempo e/o soldi), degli occhi
tanto espressivi, gambizzati dal crudele passare degli anni; a
questo punto l'entrata in gioco di quel ricordo del tempo andato
perduto per sempre si trasforma in un salvagente bagnato da acque
oniriche bagnanti a loro volta la spiaggia dell'illusione di
ritornare a respirare, bere e mangiare. Il profilo dell'anziano
casanova che si trasforma in pene, il sogno che gli entra in un
occhio, i vestiti che vincono la forza di gravità (così
facendo il regista ha evidenziato l'irrealtà di quella
situazione) sono solo alcuni dei pregiati tocchi di classe, un
assaggio dell'abilità e dell'inventiva di Giorgio Finamore.
In ogni scena c'è un corollario d'amore verso il cinema,
passione che il regista de "Unknown" (1993) dimostra di
possedere in gran quantità: le immagini, e soprattutto le
musiche (altra cosa evidente è la sua adorazione per la
musica, specialmente le colonne sonore), rimandano a capolavori
della settima arte che non sto a citare per non rovinare la
sorpresa di scoprirli da sé. Tutta la comicità del
corto è concentrata nella scena di sesso frenetico come lo
è la ricerca dell'appagamento dei sensi in età
giovanile. La cosa che più dispiace in "L'ultima
erezione" è l'opportunità persa di far parlare
i personaggi, due parole tanto per conferirgli più spessore
psicologico (quando Finamore si deciderà a far parlare le
sue creature?). Mi piace pensare che anche l'arrivo della
cameriera in realtà non si sia mai verificato, essendo solo
l'ombra delle parole che il vecchio donnaiolo stava scrivendo. Una
fantasia nella fantasia, insomma. E' una tesi attendibile, ma non
dimostrabile: solo i grandi riescono a dare allo spettatore più
di una chiave di lettura del loro lavoro. Tirando le somme, in una
parola: bello! Vi invito a visitare il superbo sito di Giorgio
Finamore per scaricare il file relativo al corto in oggetto.
Non mi resta che augurarvi buona visione.
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(R)EVOLUTION
(2001) di Giorgio Finamore e Dario Beltrame
Recensione di Rinaldo Cannata, e-mail rinaldo@iaciners.org
Terzo corto del bravo film-maker veneziano, "(R)Evolution"
rappresenta una sorta di svolta epocale nella sua produzione artistica.
Tale rivoluzione/evoluzione la si può leggere in due modi diversi.
Prima lettura, riguardante i contenuti: se nei precedenti corti ad
aleggiare era un pessimismo di fondo (in "Unknown" il tema
del Male che trasforma l'uomo a sua immagine e somiglianza e in "L'ultima
erezione" quello dell'inevitabile vecchiaia che divora la voglia
sessuale così come la si conosceva da giovani), qui Giorgio
Finamore, coadiuvato dall'amico/collega Dario Beltrame (a cui si devono
produzione, montaggio ed effetti speciali), si apre a un ottimismo
che prima del 2001 (anno di realizzazione della sua ultima fatica)
non gli era proprio: due rettili preistorici percorrono la stessa
strada provenendo da direzioni opposte, quello più grosso è
cattivo (apprezzato l'utilizzo del rosso per evidenziare che i suoi
sono due occhi diabolici), mentre l'altro è tanto piccolo quanto
buono (appena lo si vede fa subito simpatia); il dinosauro malvagio
lo mangia in un sol boccone, non perché sospinto dalla fame
ma per reazione all'astio provato nei confronti della bontà
e della correttezza morale di chi sceglie di vivere ponendo il massimo
rispetto nei confronti del prossimo, per poi vederselo uscire dalla
schiena sano come un pesce e con lo stesso sorriso sulle labbra che
aveva prima di rischiare di perdere la vita divorato vivo dal supremo
rappresentante dell'incomunicabilità (con la Cattiveria è
difficile imbastire un tavolo di trattative). Seconda lettura, incentrata
sull'aspetto squisitamente tecnico: se prima siamo stati abituati
a vedere messinscene realizzate in maniera tanto semplice quanto artigianale
(nel senso che la tecnologia usata era all'osso), adesso l'uso del
programma Adobe After Effects ha contribuito a permettergli di fare
un salto di qualità che lo avvicina ai cartoni animati professionali
("come quelli veri", espressione presa in prestito direttamente
dal giovane autore veneto); sfondi ricchi di montagne imbiancate,
prati verdeggianti e rigogliosi alberi, curate ombreggiature, colori
sapientemente scelti e dosati, movimenti delle creature fluidi e credibili
rendono giustizia al notevole impegno profuso dal Finamore nei disegni,
nelle animazioni e nelle scenografie. Anche l'audio è ben realizzato,
con una musichetta azzeccata e degli effetti sonori di sottofondo
carini e significativi: il canto degli uccelletti che dall'inizio
alla fine del filmato accompagna il dipanarsi della storia è
quanto mai simbolico vista la stretta relazione di parentela degli
uccelli con i rettili testimoniata da numerosi resti fossili, in primis
quello dell'Archaeopteryx, vissuto nel giurassico superiore intorno
a 140 milioni di anni fa. Da un punto di vista squisitamente registico,
mi sono piaciuti un casino l'espressione del Tyrannosaurus (sì,
non c'è soltanto Spielberg!) quando si accorge che il "pasto"
continua la sua strada più spensierato che mai (fa la stessa
faccia sconsolata di Wile Coyote quando si accorge che il cuculo terrestre
Roadrunner l'ha fregato per l'ennesima volta) e la parte finale del
cortometraggio, nella quale il minuto sopravvissuto si ferma a guardare
orgoglioso di sé la scritta di roccia "(R)Evolution".
Il messaggio che il nostro ci fa pervenire attraverso l'ultimo (per
ora) dei suoi "figli", insomma la morale della storia, è
alla portata anche dello spettatore più distratto: (fortunatamente)
non sempre chi gioca sporco con noi, magari perché non rispetta
le regole del vivere civile utilizzando a proprio vantaggio la posizione
dominante avuta dopo un vigoroso calcio in culo che puzza del puzzo
della raccomandazione "divina", riesce ad averla vinta impedendoci
di vincere appalti di una certa importanza nonostante le piccole dimensioni
delle nostre aziende nei confronti dei colossi divora (quasi) tutto
(ma il discorso lo si può allargare ulteriormente parlando
del successo che si può ottenere facendo leva unicamente sulle
proprie forze e avere così la meglio su chi invece cerca di
prevalere sugli altri piegando a sé il marciume della parte
insana della società nella quale ci capita spesso di imbatterci
volenti o nolenti). Realizzato nello studio veneziano di Beltrame,
l'MB Multimedia and Broadcast, "(R)Evolution" è secondo
me il miglior film dell'autore di "Unknown" (1993) e "L'ultima
erezione" (1999). Nella speranza che Giorgio Finamore torni alla
regia quanto prima (aspettativa accesa da voci di corridoio che parlano
di un suo nuovo progetto top secret; dopo tre lunghi anni di silenzio
sarebbe ora!), segnalo a tutti coloro che vivono a Mestre e dintorni
che "(R)Evolution" verrà presentato fuori concorso
alla rassegna di cortometraggi "Mestre Film Fest 2004" (la
quale avrà luogo dal 13 al 16 ottobre 2004); a chi non è
di quelle parti (oppure sì, ma l'impazienza di vederlo è
troppo forte per aspettare il buio di una sala cinematografica) consiglio
caldamente di fiondarvi a scaricare il relativo file AVI (di 11,4
MB) dalla sezione "Video" del suo sito nero come la profondità
infinita dell'universo. Non mi resta che salutarvi e augurare una
buona visione a tutti gli appassionati dell'animazione.
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